Cinque film sui reali per competere con “The Crown”

Visualizzazioni: 17
0 0
Tempo per leggere:5 Minuto, 58 Secondo

Solo tra di noi, quando si tratta di reali sono nel campo off-with-their-crowns. Ma i re e le regine sono comunque orgogliosi della Casa del Cinema: i racconti di autorità irrazionale creano un buon dramma e quelli di fantastica assurdità culturale creano una buona commedia. Il tema della monarchia è una dura prova per l’arte dei registi, perché l’elevato stile di vita regale e le camere del potere custodite richiedono gli estremi dell’immaginazione, nonché un confronto analitico e risoluto con il potere. Per molti dei più grandi registi, la regalità dà luogo a rivelazioni artistiche; per il cinema in generale, i film sui monarchi sono una controparte internazionale del western americano, un genere inevitabilmente ed essenzialmente politico.

“Orlando”

(1992, Sally Potter)

L’adattamento del romanzo di Sally Potter di Virginia Woolf fornisce un quadro sontuoso per l’etereo virtuosismo di Tilda Swinton mentre mostra i colpi di scena di una fantastica vita privata che è permeata e deformata dalle prerogative e dai capricci del potere reale. Quel potere è incarnato per la prima volta nella Regina Elisabetta I – interpretata con silenziosa e gioiosa ferocia da Quentin Crisp – che, nel 1600, eleva il giovane androgino Orlando al suo fianco. Orlando si fa strada attraverso le pentole a pressione del dominio assoluto del diciassettesimo secolo, compreso il ripudio di un matrimonio combinato a corte, a favore di una relazione con una principessa russa (Charlotte Valandrey) e, nel 1700, un incarico di ambasciatore a Costantinopoli. Orlando, avanzando barcollando in mezzo secolo e secoli, non invecchia mai, ma nondimeno cambia: emergendo come donna nel XVIII secolo, affronta una nuova era di autorità aristocratica e poi sopporta la sua persecuzione legalistica fino a quando, portata a tutta velocità a Londra nel Alla fine del XX secolo, deve ancora affrontare il fasto e il primato culturale della stessa dannata monarchia. Le ironie di Potter, oscillando tra il brusco e lo squisito, l’obliquo e il conflittuale, espongono i pericoli crudeli della natura e le perversità della cultura. (Streaming su Amazon, iTunes e altri servizi.)

“Principessa Yang Kwei-fei”

(1955, Kenji Mizoguchi)

Fotografia da Alamy

Kenji Mizoguchi, uno dei più grandi registi politici, ha affermato nel corso della sua carriera che la subordinazione delle donne non era un caso dell’ordine politico, ma la sua vera essenza, e non solo nel suo nativo Giappone. Questo dramma storico, il suo primo a colori (uscito l’anno prima della sua morte), ambientato nella Cina dell’VIII secolo, durante la dinastia Tang, è il racconto della caduta di un imperatore. L’anziano ma vigoroso leader, l’imperatore Xuanzong (Masayuki Mori), piangeva inconsolabilmente la sua defunta moglie; un aspirante cortigiano del clan Yang porta un cugino intelligente e bello ma povero, Yuhuan (Machiko Kyo), all’Imperatore; con la sua dimostrazione di saggezza e spirito empatico, si innamora di lei e, facendola sua consorte, porta gli Yang a corte. Ma i lussi dei nuovi cortigiani impongono pesanti richieste ai contribuenti, che si ribellano e chiedono la morte degli Yang, inclusa Yuhuan, la nuova principessa, ora chiamata Kwei-fei. Mizoguchi riprende il romanzo imperiale con robusto ardore e delicato umorismo; delinea con amara chiarezza i crudeli vincoli punitivi della legge che vengono imposti alle donne a corte; ed esalta mestamente la tragica nobiltà del sacrificio che è infine richiesto all’eroina per salvare il regno dell’Imperatore. (Streaming sul canale Criterion.)

“Chimes at Midnight”

(1965, Orson Welles)

Shakespeare era intimo con i reali e Orson Welles era intimo con Shakespeare. Questo film, l’ultimo film drammatico che Welles ha completato nella sua vita (e, direi, il suo film più grande di tutti), è incentrato sul personaggio di Falstaff – che ha interpretato con autoironia grandiosità – la saga del principe Hal (interpretato da Keith Baxter), tratto da cinque opere di Shakespeare, principalmente Enrico IV, parti 1 e 2. L’azione turbolenta alla corte inglese, dove Enrico IV (John Gielgud) si dispera del principe prodigo di Galles e si unisce dubbiosamente a lui per sopprimere una ribellione, culmina in una rappresentazione spettacolarmente furiosa e complessa della battaglia di Shrewsbury, e il singolo combattimento di Hal con Henry (Hotspur) Percy (interpretato da Norman Rodway). Welles, lavorando con un budget limitato, assembla un cast di potenti shakespeariani, tra cui Margaret Rutherford, come Mistress Quickly, che gestisce la Boar’s Head Tavern, dove Falstaff e gli amici saltellano, e Jeanne Moreau, come la prostituta Doll Tearsheet. Riempiendo il contesto storico con una narrazione fuori campo dalle Cronache di Holinshed, fornita da Ralph Richardson, Welles fonde la lussuriosa terrosità del suo finto eroe con la vocazione rarefatta, altamente basata e rigorosamente disciplinata del legittimo governo di un monarca – e, da quel contrasto, fa derivare molteplici dimensioni della tragedia e concepisce un repertorio di immagini appassionatamente vigoroso per incarnarlo. (Streaming su Amazon, HBO Max, Criterion Channel e altri servizi.)

“The Scarlet Empress”

(1934, Josef von Sternberg)

La crudeltà, come gli americani hanno appreso negli ultimi quattro anni, è il punto del potere incontrastato, e Josef von Sternberg fa della crudeltà il punto nel suo spettacolo spaventoso e macabro sull’ascesa al potere assoluto di Caterina la Grande, della Russia, che è giocato con una sottigliezza aracnide da Marlene Dietrich. Ma, prima, l’infanzia dell’imperatrice, in Prussia, dove, come la principessa Sophia Frederica (Maria Riva), ricorda i suoi doveri cortigiani ed esprime invece il desiderio di diventare carnefice. Sposata con Peter, l’idiota nipote dell’imperatrice russa Elisabetta Petrovna (Louise Dresser), la sposa – ribattezzata Catherine – fa dell’esercito imperiale (e, in particolare, un bel giovane ufficiale) il suo alleato nella lotta per il potere paziente ma machiavellica, che è anche una lotta per la sopravvivenza. Sternberg, il più grande stilista drammatico di Hollywood degli anni Trenta (e non c’è un secondo vicino), fa affidamento su luci ad alto contrasto, angoli stranamente distorti, immagini filmate attraverso i contorni contorti di doccioni e intagli, torce e candele tremolanti e il malvagio luccichio delle spade e gemme per abbinare la luminosa opacità che Dietrich mantiene nel ritrarre l’aristocratica che si trasforma da debuttante timidamente sottomessa a eroina ferocemente conquistatrice. (Streaming su Dailymotion.)

“La presa del potere di Luigi XIV”

(1966, Roberto Rossellini)

Fotografia di Everett

Lascia che sia Roberto Rossellini, uno dei registi più filosofici, a drammatizzare l’idea stessa di monarchia e il suo fascino duraturo. Il suo dramma storico è incentrato sul ventiduenne Luigi XIV (Jean-Marie Patte), che, con la morte del cardinale Mazzarino (César Silvagni), nel 1661, affrontò le minacce ribelli dell’aristocrazia e concepì un ingegnoso lungo -piano a termine per consolidare il potere: per mezzo della cultura. Invece di tentare grossolanamente di imporre la sua autorità, decise di concederla; curò la costruzione del Palazzo di Versailles e vi ospitò con stile i suoi nobili; sovrintendeva allo sviluppo di un’elaborata cultura di corte – di alta moda, alta cucina e alta arte – che avrebbe indebitato pesantemente gli aristocratici che solo lui poteva perdonare e avrebbe anche creato posti di lavoro per artigiani in tutto il paese. Rossellini trasforma abilmente e vivacemente le idee in azioni; lo sfarzo di un pasto di quattordici portate e la sartoria di pantaloni con pizzo drammatizzano in modo emozionante un manifesto politico, e i Tre Moschettieri hanno un breve e cruciale cameo come braccio forte del potere e come volto pubblico. (Streaming sul canale Criterion.)

#Cinque #film #sui #reali #competere #con #Crown

Informazioni sull\'autore del post

admin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *