Il Frenzy Letterario di Werner Schroeter di “Malina”

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Film su scrittori sono quasi impossibili da fare bene, i giri al minuto della mente di uno scrittore sono quasi al di là della comprensione di una macchina fotografica, mentre le attività esterne di scrittura sono quasi inerti. (Allo stesso modo, scrivendo di cinema è in gran parte destinata, perché nulla nella complessità di un passaggio letteraria può rivaleggiare con la gestalt di una singola immagine.) Eppure, di Werner Schroeter 1991 dramma “Malina” (lungo indisponibile, e ora streaming su MUBI) È uno dei pochi film che si innalzano al raggiungimento degli autori al centro, sia quello della vita reale, Ingeborg Bachmann, la cui romanzo si tratta di un adattamento di e fittizio, scrittore senza nome (interpretato da Isabelle Huppert), il protagonista del romanzo, la cui vita e il lavoro sia il libro e il film raffigurano. arte letteraria del film è dovuta, in parte, ad una seconda rifrazione letteraria che il romanzo sottoposti in rotta verso lo schermo: il romanzo di Bachmann è stata pubblicata nel 1971 (morì nel 1973), e lo script per il film di Schroeter è stato scritto da Elfriede Jelinek, che avrebbe continuato a vincere il Premio Nobel per la letteratura.

“Malina” cattura la profusa, prolifico, prodigiosa, e la fantasia prodigo del suo protagonista, l’enorme energia della creazione e clamore di pensiero che sono inseparabili dalla dello scrittore momento per momento vortice di attività quotidiana. Lo fa con un’economia sorprendente e cauta di mezzi che è più notevole dato il genio torrenziali che visualizza Bachmann nel romanzo, che è realizzato in un di rara potenza immaginativa. (Il romanzo è stato ripubblicato da New Directions nel 2019, nella revisione di Philip Boehm della sua traduzione del 1990, con un introduzione . Da Rachel Kushner) Come il film, il romanzo è la storia di uno scrittore senza nome femminile; a differenza del film, è narrato in prima persona, e, come tale, è uno dei grandi ritratti di una mente a mente lavoro di una donna, nel pensiero urgente circa le stesse implicazioni di scrittura e di vivere come una donna. È un romanzo in tre parti, ciascuna dedicata in gran parte a un diverso dall’uomo al suo amante letteraria, Malina, che lavora in un museo militare; a Ivan, un uomo più giovane non letterario che lei afferra per il sesso e romantico banalità; e al padre, un mostro abusiva e violento (e possibilmente incestuosa), i ricordi e gli incubi di chi lei perseguitano.

Il romanzo è selvaggiamente frammentato, ma resta teso vincolata dalla sua coerenza tematica e tonale e dalla travolgente energia mentale del suo protagonista, una corsa senza sosta in avanti-guida di creatività che assimila disparati elementi e incidenti. Il romanzo presenta la narrazione intricata e torrenziali del protagonista della sua vita quotidiana e il suo lontano passato, le sue lettere (che sono una parte importante della sua produzione letteraria), una lunga favola, una serie di sogni strettamente dettagliate, una lunga intervista con un giornalista, grandi e brevi pezzi dei suoi dialoghi con Ivan e Malina, e schegge di uno spartito di Schoenberg. Le sue virate vocali tra osservazione esaltato, scathing intuizione poetica, e giorno per giorno ordinarietà di ristoranti e alimentari, abbigliamento e vita di strada, tutti infuso con il contesto della storia e della cultura austriaca.

Sorprendentemente, il film “Malina”, anche se l’esecuzione solo due ore, conserva il senso di una precisione vita e suo fluido interno volta imballate e centrifuga è esso stesso una sorta di iscrizione schermo di immagini. Come il libro, il film è una raccolta di momenti, passando da un caos più contenuto a una catastrofe entropica. poli del film si trovano alla partenza, in una sequenza pre-credito che mostra lo scrittore sperimentare la brutalità di suo padre in quello che potrebbe essere un incubo o una memoria irrefrenabile, e poi, subito dopo i titoli di coda, un’altra sequenza dello scrittore alla sua scrivania, tipizzazione la poesia (sentito nella della Huppert voice-over) e poi preparare le lettere letterari per la posta. I piedini fotocamera probingly intorno a lei fino a quando, in un trattino brusco, Malina arriva per supervisionare la sua uscita.

prestazioni-one della Huppert della sua migliore-è allo stesso modo sia contenuta e frenetica. Anche se Huppert è spesso seduta o supina o totalmente stravaccato, anche allora lei sembra essere in reckless movimento e, quando è in movimento, il senso di frenesia è comunque infuso con un senso di possesso intellettuale. I suoi gesti selvaggi e comportamenti incuranti sono strettamente infilate con la sua concentrazione riflessivo, e le sue contemplazioni bilico e languido passioni vibrare con la tensione del suo stento trattenne emozioni e la propulsione del suo impulso creativo. Nel romanzo, Ivan è l’ungherese, e il libro è disseminata di frasi in quella lingua; nel film, ha interpretato dall’attore ungherese Can Togay, il cui brusco e semplice candore (e mosso, accentati francese) contrasti con il distacco ironico alto di Malina (interpretato dall’attore tedesco Mathieu Carrière). Come il romanzo di Bachmann, il film fonde dello scrittore incubi, ricordi, e le fantasie, spettacoli e guardare film teatrali, con la sua vita ordinaria, che è piegata verso i disturbi allucinatori della sua fantasiosa percezioni overdrive e over-investite.

Lo scrittore dà interviste che brillano con i suoi paradossi filosofici. Insegna filosofia e dà una lezione in aula che ha l’entusiasmo di sangue-sport di una corrida. Si siede al suo macchina da scrivere, scribacchiare in longhand su un foglio di carta ammucchiati in mezzo al caos della scrivania e poi lanciandolo con furia casuale in un altro dispersione di pagine sul pavimento. Lei panico ad un telefono pubblico, si dispera più di telegrammi, abusi pillole; lei subisce una vacanza estiva in un castello rustico, si occupa di giovani figli di Ivan, vede al suo guardaroba, sovrintende una segretaria (sorprendentemente, di nome Fräulein Jellinek, come nel romanzo). In ognuna di queste scene, Schroeter-ispirato da opera (come nel suo 1980 classe operaia epico, “Palermo o Wolfsburg,”Circa un operaio siciliano che si reca in Germania per lavorare in fabbrica Volkswagen) -crea barocco, vorticoso, galleggianti, oblique, immagini ancora pensieroso in bilico. Sono striate di ombre profonde, luce, e il colore livido (grazie alla cinematografia di Elfi Mikesch), che si fondono con la variegata serie di arie d’opera sentito sulla colonna sonora contrasto.

La sceneggiatura di Jelinek ha un’autorità letteraria feroce che porta il marchio della propria confronto scarificato con il romanzo. Lei riorganizza drasticamente; si distilla la turbolenza aggrovigliata della mente dello scrittore, con un discernimento straordinaria, catturando e condensa-i suoi elementi per trasmettere sia giustapposizione Stark e brulicante di accumulo. risponde Schroeter per Jelinek fortemente intensificati compressioni del romanzo con una serie esplosivo varia di immagini, che vanno a tono da smussato frenetico di taglio per appuntito. (La condensazione si trasforma anche diverse sequenze lunghe, letteralmente narrati obliquamente simbolica.) E, se Jelinek mantiene la deriva terrificante della finale di Bachmann, lascia anche ampio spazio per la singolare sensibilità cinematografica di Schroeter per trasformarlo ben oltre competenza del romanzo. L’ultima mezz’ora del film è una scena selvaggia di creazione e distruzione, della vita interiore rendering iperbolica fisica, di fantasie di sangue che diventa reale e sogno di devastazione che si staccano come tremendamente, assurdamente normale. E culmina in un incredibile, esteso conflagrazione-una delle scene più sorprendenti e stupefacenti di fuoco che io abbia mai assistito in un film-e un gioco di moltiplicare e scomparire le identità in specchi che ricorda la scena culminante in Funhouse Orson Welles di “La signora di Shanghai. ” Suggerisce la stessa passione di auto-consumo di un’anima in fiamme.

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