Le nozze del principe Filippo e della regina Elisabetta, nel New Yorker

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La colonna di A. J. Liebling sul matrimonio reale cattura un momento gioioso durante la ripresa del dopoguerra della Gran Bretagna.Fotografia di Bert Hardy / Getty

Il principe Filippo, il duca di Edimburgo, è morto venerdì, all’età di novantanove anni, un momento solenne in un’epoca tumultuosa nella storia reale britannica. Quattro anni più di Il New Yorker, il Principe fece una delle sue prime apparizioni sulla rivista nel 1947, un periodo in cui le sue pagine erano spesso occupate non solo dal dopoguerra ma dalle attività dell’aristocrazia sia straniera che domestica: gli Astor, i Rockefeller e, in particolare, la famiglia reale britannica. L’occasione per l’articolo è stata Il matrimonio di Filippo alla giovane Principessa Elisabetta ea tutta la copertura mediatica che ne è derivata, che A. J. Liebling ha recensito sotto la rubrica The Wayward Press. La colonna dei media di Liebling, che ha funzionato per diversi decenni, è stata spesso tanto acida quanto entusiasta, e il riepilogo del matrimonio reale è un piacere particolare da rivisitare. Il rapporto di Liebling è ricco di dettagli che in qualche modo non sono riusciti a “La corona”: L’assegnazione dei posti a sedere di Noël Coward durante la cerimonia; un busto di Henry Wadsworth Longfellow visibile dietro la testa del Duca mentre entrava nell’Abbazia di Westminster; e, a protezione degli sposi, la presenza di un agente di Scotland Yard, su un letto di fortuna, in una soffitta sopra la stanza dove hanno trascorso la prima notte di nozze. (Dall’altra parte dello stagno, il datore di lavoro di Liebling, Harold Ross, sarebbe stato presto invitato a una cena con l’ex re Edoardo VIII e sua moglie, Wallis Simpson, che si rivelò essere Il New Yorker copertura della sua abdicazione.)

La rubrica del matrimonio di Liebling coglie un raro momento di gioia durante la difficile ripresa del dopoguerra britannico, ma il giornalista continua a raccontare i suoi zinger. I corrispondenti che offrono una copertura tremenda sono “spacciatori in splendore”; Liebling cita una citazione, nel Inviare, di una “ragazza Cockney dagli occhi stellati” che dice, della futura consorte della regina, “Gord, ma non è quella giusta”. (Liebling ha scherzato dicendo di aver esaminato così tanti rapporti britannici quella settimana che stava vedendo spot – il risultato di “h cadute”.) E per un’ultima parola in un commento basato sulla classe si rivolge a un’autorità non inferiore al Lavoratore quotidiano, che ha precisamente notato, in un titolo, “18 COPPIE SI SPOSARONO TRANQUILLAMENTE AL MUNICIPIO, AMANTI NON REALI UNITI IN RITI SEMPLICI. “

Dopo aver passato in rassegna i resoconti della stampa di matrimoni sia reali che comuni, Liebling chiude la colonna volgendo lo sguardo oltre il Canale della Manica, dove, secondo il Herald Tribune, “Il conte di Parigi, il pretendente al trono di Francia”, aveva finalmente rinunciato alle sue pretese. Non credeva più, riferisce Liebling, che ci fosse alcun tipo di futuro nel “business del re”.

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